1.Introduzione

La programmazione europea 2021–2027 attribuisce una centralità crescente alla dimensione sociale dello sviluppo. L’Obiettivo Strategico 4 della politica di coesione – “Un’Europa più sociale e inclusiva” – pone infatti al centro la persona e il suo benessere, in coerenza con il Pilastro europeo dei diritti sociali. In questo contesto, il welfare non viene più considerato esclusivamente come insieme di prestazioni assistenziali, ma come leva strategica per promuovere partecipazione al mercato del lavoro, inclusione sociale e qualità della vita.

L’Accordo di Partenariato italiano 2021–2027 recepisce tale impostazione, individuando nel rafforzamento dei servizi di cura, nella conciliazione tra vita professionale e familiare e nello sviluppo di modelli innovativi di welfare territoriale alcune delle principali priorità di intervento. Le Regioni, attraverso i rispettivi Programmi FSE+, hanno tradotto questi indirizzi in strategie differenziate ma accomunate da una crescente attenzione alla dimensione comunitaria del welfare.

 2. Welfare e innovazione sociale nei programmi regionali

L’analisi comparata evidenzia come tutte le Regioni considerate abbiano inserito il welfare tra gli strumenti fondamentali per affrontare le trasformazioni demografiche, occupazionali e sociali che caratterizzano il contesto contemporaneo.

Una prima area di intervento riguarda la conciliazione tra vita lavorativa e familiare. Numerose Regioni promuovono servizi per l’infanzia, voucher per l’accesso ai nidi, contributi per baby-sitting e misure di sostegno alla genitorialità. 

Una seconda direttrice riguarda il welfare aziendale. Veneto, Lombardia, Lazio, Puglia e Campania sostengono la diffusione di modelli organizzativi orientati al benessere dei lavoratori attraverso strumenti quali smart working, flessibilità oraria, servizi di cura aziendali, welfare manager e reti territoriali di supporto. L’obiettivo comune è migliorare l’equilibrio tra vita privata e professionale, favorendo al contempo la produttività e la qualità dell’occupazione.

Sul welfare aziendale, Veneto, Toscana, Puglia e Abruzzo hanno attivato bandi dedicati per sostenere le imprese nell’adozione di piani strutturati. Le impostazioni variano: alcune Regioni finanziano direttamente le misure aziendali (flessibilità oraria, smart working, servizi ai lavoratori); altre puntano prima di tutto sulla cultura organizzativa e sulla costruzione di reti. Il Veneto con il bando WELL-FARE ha scelto questa seconda strada, promuovendo reti locali multi-attore tra imprese, enti pubblici e associazioni per sviluppare una cultura diffusa del welfare nel territorio. Tale approccio supera la dimensione esclusivamente aziendale del welfare, integrandola con la disponibilità di servizi presenti sul territorio. L’Abruzzo ha integrato il welfare aziendale con il finanziamento diretto della certificazione sulla parità di genere, riconoscendo un contributo specifico alle imprese per ottenerla. La Toscana, nel suo bando sul welfare aziendale, prevede facoltativamente il finanziamento della redazione del piano strategico propedeutico alla certificazione. La Puglia ha scelto un approccio diretto al lavoratore, con un bando che finanzia piani di welfare aziendali nelle PMI e riconosce ai lavoratori voucher spendibili in servizi di cura per i figli, assistenza per familiari anziani o non autosufficienti e assistenza sanitaria integrativa, con importi più elevati per chi ha figli a carico.

 3. Il rafforzamento del welfare territoriale e di comunità

Accanto alle misure rivolte al mercato del lavoro, emerge una crescente attenzione verso il welfare di comunità. Diverse Regioni sperimentano modelli basati sulla presa in carico multidimensionale delle persone vulnerabili, sul lavoro di rete e sulla coprogettazione tra soggetti pubblici e privati. In questo quadro assume un ruolo centrale anche il Terzo Settore, considerato partner strategico nella progettazione e nell’erogazione dei servizi. La co-programmazione e la co-progettazione diventano strumenti sempre più diffusi per garantire interventi personalizzati e capaci di rispondere ai bisogni complessi delle persone.  Le sperimentazioni più originali riguardano proprio il welfare comunitario e di prossimità. La Liguria ha attivato il progetto “Maggiordomo di Quartiere e Custodi Sociali”: un esempio di welfare, fondato sulle relazioni più che sui servizi strutturati, che la Liguria già sperimentava nella programmazione precedente e che con il FSE+ sta portando a una seconda edizione.  La Puglia, nell’ambito dell’inclusione sociale, finanzia progetti sperimentali rivolti a persone vulnerabili – anziani, famiglie fragili, persone con disabilità – che propongano soluzioni innovative a bisogni sociali esistenti: servizi di assistenza leggera di prossimità, modelli collaborativi di comunità, welfare culturale, fino all’uso di tecnologie per rendere servizi e prestazioni più accessibili. Il Piemonte ha attivato un modello di welfare abitativo rivolto a residenti in edilizia sociale in condizione di fragilità, integrando interventi sociali e reti di servizi locali. Sono approcci molto diversi tra loro, ma accomunati dall’idea che il welfare debba attivare le risorse già presenti nelle comunità, non solo erogare prestazioni.

 4. Conclusioni

L’analisi delle strategie regionali evidenzia come il FSE+ stia contribuendo alla costruzione di un nuovo paradigma di welfare fondato sull’integrazione tra politiche del lavoro, servizi sociali e sviluppo territoriale. Pur nella diversità degli approcci adottati, le Regioni convergono verso alcuni obiettivi comuni: sostegno alla genitorialità, valorizzazione del lavoro di cura, promozione dell’occupazione femminile, diffusione del welfare aziendale e rafforzamento delle reti comunitarie.

La tendenza più significativa riguarda il passaggio da una concezione tradizionale del welfare, centrata sull’erogazione di prestazioni, a un modello collaborativo e territoriale basato sulla corresponsabilità tra istituzioni, imprese, Terzo Settore e cittadini. In tale prospettiva, il FSE+ non si limita a finanziare servizi, ma favorisce processi di innovazione sociale capaci di rafforzare la resilienza delle comunità e di promuovere una crescita più inclusiva e sostenibile.

Nel complesso, il panorama che emerge è quello di un sistema in trasformazione. Il FSE+ ha offerto un’occasione concreta per sperimentare forme nuove di welfare, e molte Regioni la stanno cogliendo con priorità e stili diversi.

Le esperienze regionali analizzate suggeriscono che il futuro delle politiche sociali europee sarà sempre più legato alla capacità di costruire ecosistemi territoriali integrati, nei quali il welfare diventi uno strumento di sviluppo economico, coesione sociale e benessere collettivo.

Link al report completo: https://www.venetowelfare.com/Report_LE-DECLINAZIONI-DEL-WELFARE-NEL-FONDO-SOCIALE-EUROPEO-UN-CONFRONTO-TRA-REGIONI