Qualcosa potrebbe muoversi davvero. I nuovi finanziamenti ai centri per la famiglia sui territori e l’avvio di una piattaforma più moderna e user-friendly per accedere ad assegno unico, congedi, indennità di maternità e paternità, bonus e altri sostegni sono segnali di una proattività nuova verso il tema famiglia.

In questi giorni è stato presentato il nuovo Portale della famiglia e della genitorialità di Inps, alla presenza del presidente dell’Istituto, Gabriele Fava, e della ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella. Un unico spazio digitale, accessibile anche da app, organizzato per fasi di vita (diventare genitori, crescere un figlio, affrontare la disabilità, partecipare alla vita del proprio territorio) che consente di accedere a 40 prestazioni Inps e a circa 300 servizi di altre pubbliche amministrazioni.

In particolare, Inps sembra iniziare a ripensare la propria funzione per le famiglie. Per capire la portata di questo cambiamento può essere utile guardare cosa fanno altri Paesi europei.

Il regno delle migliori prestazioni familiari rimane la Francia, anche sul piano della governance. La CNAF (Caisse nationale des allocations familiales) è una delle quattro casse della Sécurité sociale e coordina le Casse d’allocations familiales (CAF) territoriali, dedicate quasi esclusivamente a prestazioni familiari e sociali: assegni per i figli, sostegni per l’alloggio, minimi sociali, servizi per l’infanzia. È un ente di gestione specializzata: ha una missione chiara (sostegno alle famiglie), un forte radicamento territoriale e co-progetta con comuni e servizi sociali politiche abitative, per la prima infanzia, per l’inclusione. Valuta, propone, osserva e integra le politiche familiari in quelle sociali.

La sempre citata Svezia ha scelto una governance nazionale affidata a un’unica agenzia che gestisce la maggior parte delle prestazioni di sicurezza sociale non contributive, incluse le prestazioni familiari (assegni, integrazioni per famiglie numerose, congedi, indennità). Försäkringskassan è l’ente preposto, relativamente autonomo, con mandato su reddito, salute e famiglia, dotato di infrastruttura digitale avanzata e ruoli tecnici forti: implementa, monitora e produce dati che alimentano la conoscenza e la regolazione delle politiche familiari.

Il modello più simile a quello italiano, sia per il passato di prestazioni familiari occupazionali sia per l’attuale sistema di assegni tendenzialmente universali, è la Germania. La Familienkasse, struttura specializzata all’interno dell’Agenzia federale per il lavoro, gestisce in modo centralizzato gli assegni per figli; è focalizzata sulle politiche familiari, ma circoscritta alle prestazioni economiche, con una buona presenza locale ma poco orientata ai servizi. Svolge un ruolo prevalentemente amministrativo-esecutivo delle norme federali, fornendo un contributo tecnico al processo di policy design.

E il nostro Inps? Un’agenzia per le politiche familiari esiste già nei fatti. Se infatti allarghiamo lo sguardo, vediamo che l’Ente cumula funzioni su pensioni, ammortizzatori, assistenza e famiglia, con una grande capacità di gestione ma anche una complessità non paragonabile agli omologhi stranieri. Ha filiali territoriali, ma la struttura centralizzata governa l’esecuzione dell’indirizzo politico. La sua capacità di analisi e monitoraggio interno è crescente, come dimostrano i rapporti annuali e i focus su assegno unico e misure per i figli.

Anche tramite il portale lanciato in questi giorni, Inps sembra voler investire su un pilastro famiglia più visibile e riconoscibile. La vera sfida non sarà solo digitale: passerà anche da una integrazione più strutturata con i livelli locali, in cui i centri per la famiglia possano diventare hub di rete tra Inps, comuni, servizi sociali, nidi e scuole; da un’osservazione sistematica degli effetti redistributivi e natalistici delle misure, dell’interazione con lavoro e servizi, per politiche familiari sempre più data-driven; dal massimo uso dell’automatismo dei dati anagrafici, reddituali e patrimoniali per l’accesso ai benefici familiari, riducendo la burocrazia soprattutto per i nuclei più fragili.Inps più family-centred non risolve da sola il problema demografico, ma può diventare un tassello importante di una vera politica familiare nazionale: meno segmentata per bonus, più capace di accompagnare le famiglie lungo il ciclo di vita e nei territori.