La scorsa settimana è stato approvato il regolamento della Commissione Nazionale Permanente per la partecipazione dei lavoratori insediata dalla legge 15 maggio 2025 n. 76 presso il CNEL. È quindi ora accessibile a tutti il form per la segnalazione delle esperienze di partecipazione tra le quali la Commissione dovrà selezionare le “buone pratiche” che saranno distinte da un “bollino” che diventa una prova (non sufficiente, ma necessaria) della sostenibilità sociale dell’impresa. Dopo anni di moltiplicazione dei distintivi ecologici od organizzativi, è questa una delle prime forme di segnalazione pubblica di attenzione verso le persone che lavorano in azienda.
Per potere essere selezionate, le pratiche partecipative, in conformità con la legge 76/2025, dovranno essere contrattate coi sindacati comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale, prevedere una delle quattro forme di partecipazione regolate dalla legge (gestionale, economico-finanziaria, organizzativa e consultiva) ed essere ancora in vigore al momento dell’assegnazione del “bollino”. Possono candidarsi imprese, fondazioni, cooperative, enti del terzo settore e associazioni, semplicemente compilando un agile form di venticinque domande relative all’impresa, ai firmatari, alla descrizione di quanto negoziato. Non occorre, sebbene sia preferibile, allegare l’accordo generativo della pratica oggetto della domanda. Questa può essere compilata dai vertici aziendali, dai rappresentanti dei lavoratori, dai dirigenti sindacali e datoriali, ma anche dai professionisti che assistono l’impresa, se ne hanno mandato.
La raccolta delle esperienze non ha solo una funzione premiale, comunque molto rilevante soprattutto per le piccole e medie imprese che vogliono evidenziare la propria responsabilità sociale, anche in ottica di attrazione dei lavoratori più validi in un momento di crisi dell’offerta di lavoro; la banca dati che andrà formandosi (sono già oltre una decina le pratiche pervenute) permetterà alla Commissione Nazionale di adempiere al compito di redazione del rapporto biennale sulla partecipazione non basandosi su considerazioni teoriche, ma descrivendo lo stato dell’arte delle relazioni di lavoro nel nostro Paese e gli effetti reali della legge 76/2025.
In questo senso è ammirevole la decisione del legislatore (e prima ancora della CISL nella proposta di iniziativa popolare che è poi diventata legge nazionale) di individuare un meccanismo trasparente di monitoraggio degli esiti della norma. È rara, nel nostro ordinamento, soprattutto quello lavoristico, l’approvazione di procedure di valutazione siffatte. E infatti, al contrario, è assai frequente il dibattito sugli esiti di una riforma fondato su considerazioni tutte politiche e mai su dati verificabili e accessibili.
Spetta ora a datori di lavoro e parti sociali incanalare negli argini della legge 76/2025 la settantennale storia degli accordi partecipativi, destinati a crescere in quantità e qualità nella società della competenza e nell’epoca della pervasività dell’intelligenza artificiale generativa. Dopo averli sottoscritti, c’è ora, per la prima volta, la possibilità di vederli riconosciuti pubblicamente perché diventino buone pratiche da imitare per diffondere una cultura cooperativa e non antagonista sui luoghi di lavoro.