Chiedici se siamo felici. Giovani protagonisti di futuro, così si intitola la ricerca realizzata da Ipsos per Arci, presentata lo scorso settembre a Roma, un lavoro che ci restituisce uno scenario complesso ma prezioso, perché prezioso è parlare di giovani e ascoltare le nuove generazioni è un impegno che istituzioni, imprese, educatori ed organizzazioni devono assumersi.

Il campione, stratificato e proporzionale, conta mille giovani tra i 18 e i 30 anni, 52% di sesso femminile e 48% di sesso maschile ed è stato selezionato in base ad età, area geografica, titolo di studio, condizione occupazionale. Dal punto di vista metodologico la ricerca di stampo quantitativo, ha utilizzato lo strumento del questionario per la rilevazione dei dati, somministrato dal 24 febbraio al 3 marzo 2025.

Il rapporto fa emergere il bisogno urgente di un impegno reale per garantire ai giovani opportunità di lavoro dignitose, accesso alla cultura e strumenti per rafforzare la partecipazione democratica attraverso politiche che sostengano i percorsi di crescita e autonomia dei giovani.

La richiesta dei giovani passa dall’essere coinvolti, formati e ascoltati su ciò che per loro è prioritario: più spazi veri di partecipazione, più coinvolgimento, più ascolto.

Il sondaggio ha chiesto ai giovani di raccontarsi sul loro benessere psicologico e sociale, sui valori e gli interessi culturali, sulle aspettative per il futuro e sul loro rapporto con l’impegno civico e le istituzioni.

A grandi linee l’indagine ci restituisce una fotografia che mostra una generazione consapevole, con capacità critica e un forte desiderio di partecipare al cambiamento sociale pur tra speranze ed incertezze; riporta una stretta correlazione tra impegno e autostima: i giovani che lavorano e studiano hanno una maggiore fiducia nelle proprie capacità, mentre chi non studia né lavora è sottoposto ad alti livelli di stress e ansia. 

Un quadro che segnala divergenze tra aspirazioni personali e senso di appartenenza sociale, e che evidenzia l’urgenza di intervenire sul fronte dell’autostima, del benessere psicologico e dell’inclusione. 

Gli intervistati credono nella possibilità di realizzare i propri sogni (68%) e nelle proprie capacità di perseguire un obiettivo (58%), ma che allo stesso tempo fatica a mantenere una visione positiva di sé (solo il 35%) e della propria vita (39%). Ancora più basso il dato relativo alla percezione del proprio talento come valore per la collettività (29%). 

Dato interessante, e purtroppo sempre preoccupante, è anche in questo caso la dimensione che riguarda il genere, anzi il divario di genere.

Le giovani donne dichiarano minore autostima, minore sicurezza in sé stesse e una maggiore difficoltà nella gestione dello stress rispetto ai coetanei, ma sono anche, in media, meno felici dei giovani uomini, con un distacco di quattro decimali sul valore medio: una ragazza su quattro si definisce infelice. 

Inoltre, il 65% dei giovani percepisce una distanza significativa tra la propria vita reale e quella che vorrebbe, con una quota maggiore tra le ragazze e chi è in cerca di lavoro. Le persone che lavorano e studiano si ritengono, in media, più felici (7,2) di chi non studia né lavora (5,9). Non si rilevano differenze significative per fascia di età o titolo di studio.

Il mondo che vivono, caratterizzato come tutti sappiamo da rapidi cambiamenti, li rende privi di riferimenti stabili perché in continuo mutamento; questo senso di incertezza si trasforma in precarietà generando smarrimento che sfocia in ansia e senso di inadeguatezza riflettendosi negativamente sulle prospettive e le aspirazioni future dei giovani (e per precarietà si intende uno stato generalizzato della condizione giovanile non riguardante solo la precarietà lavorativa, purtroppo già nota).

Il passaggio tra l’infrangersi delle aspettative e la chiusura rispetto al mondo della politica è un dato di facile lettura da mettere in correlazione: la poca fiducia nelle istituzioni e soprattutto il disinteresse verso la politica determinano una serie di fragilità e di chiusure alla sfera pubblica dei giovani che sfociano nell’isolamento. Il gradimento e l’interesse verso i partiti politici è ai minimi storici.

Fortunatamente la scuola e l’università rimangono solide in quanto istituzioni, più attrattive e garanti di maggior sicurezza, luoghi per eccellenza dove si costruisce l’idea di futuro nel gruppo di pari; seguite dall’Unione Europea e il Terzo settore dato legato sicuramente ad aspetti valoriali: il giusto, l’equo, il sostenibile che rappresentano in pieno l’immaginario giovanile. 

Il lavoro continua a essere un elemento fondamentale nella vita dei giovani. Ma non “un lavoro e basta”. Un lavoro che permetta di essere indipendenti, autonomi, di immaginare un futuro, di vivere con stabilità e di avere prospettiva.

Le nuove generazioni chiedono un impiego che abbia senso, qualità, dignità. 

La famiglia e le amicizie restano priorità assolute per i giovani, il bene della comunità è agli ultimi posti e l’attivismo online (influencer impegnati o petizioni digitali) supera quello off line, con una bassissima partecipazione a manifestazioni e incontri politici.

I social rimangono parte integrante del mondo dei ragazzi considerati uno strumento condiviso e aggregante, culturalmente aperti al “viaggiare” ritenuto elemento esperienziale/relazionale di crescita personale; le altre attività, come andare al cinema, a spettacoli teatrali, visitare musei e mostre, partecipare a concerti, evidenziano minor interesse motivato in primis dai costi e in seconda istanza (forse più reale) dallo scarso o mancato interesse. 

Rimane la musica l’attività culturale maggiormente praticata dai ragazzi espressione dell’86% degli intervistati.

La lettura della ricerca ci pone una domanda rispetto al nostro ruolo di genitori, educatori, adulti e che attiene principalmente a cosa saremo realmente in grado di fare per rispondere ai bisogni delle giovani generazioni. 

Cosa faremo per rispondere ai loro dubbi e alle loro sollecitazioni, saremo in grado di impartire loro fiducia e impegno sociale nell’idea di lavorare insieme nella costruzione di un domani comune?

Nel mettere a nudo le loro fragilità i giovani sono la cartina di tornasole delle nostre incapacità ma possono essere il motore che ci dà modo di analizzare anche opportunità a sfide che questo momento storico, segnato come abbiamo detto da profonde trasformazioni, ci pone nell’idea di contribuire al cambiamento in modo consapevole senza necessariamente subirlo.

Dobbiamo ipotizzare misure ed interventi che sappiano riconoscere e valorizzare il potenziale giovanile, offrendo spazi reali di crescita e partecipazione. Dobbiamo essere generatori di speranza intesa non come mero sentimento, ma come agente che invita all’azione. 

In questa direzione si colloca la recente approvazione alla Camera dei deputati del disegno di legge A.C. 2393-A, che adotta misure per il miglioramento della qualità della normazione, quali la valutazione dell’impatto generazionale delle leggi, il potenziamento della valutazione di impatto di genere, la statistica di genere, la digitalizzazione della produzione normativa, orientandosi esattamente verso un piano di azione rivolto anche ai giovani.

L’approvazione definitiva della norma, avvenuta il 29 ottobre u.s., introduce la Valutazione di impatto generazionale (Vig) delle nuove leggi, uno strumento che trasforma in profondità il processo legislativo. È un passo importante che mira a rendere le leggi più attente ai giovani e alle future generazioni promuovendo l’equità intergenerazionale e obbligando i legislatori a considerare l’impatto sociale e ambientale delle nuove norme, prima della loro approvazione. 

Inoltre, viene istituito presso la Presidenza del Consiglio un Osservatorio per l’impatto generazionale delle leggi, con funzioni di monitoraggio, analisi, studio e proposta dei possibili strumenti per l’attuazione della legge. 

Sicuramente questo è un passo concreto che risponde e va incontro ai giovani, ma il messaggio forte che dobbiamo far passare è la necessità di avere uno sguardo nuovo sui giovani che consiste nell’ascoltarli, nel farsi maggiormente carico delle loro esigenze e delle loro legittime aspirazioni e che vada al di là di quello che le analisi ci permettono di leggere, facendoli partecipare e abilitandoli a contribuire realmente allo sviluppo del Paese.

Dobbiamo ritrovare la capacità di farci ascoltare attraverso l’innovazione, ma rimanendo custodi di esperienza, per costruire insieme un futuro che incoraggi le nuove generazioni, affinché la loro speranza diventi un progetto concreto di rinnovamento per l’intera società.