Mai come in questo tempo il cervello umano è stato sommerso da informazioni. Notifiche, video brevi, contenuti frammentati e multitasking continuo stanno modificando il nostro modo di prestare attenzione, leggere e memorizzare. Gli scienziati parlano sempre più spesso di un rischio di “impoverimento cognitivo”: una progressiva riduzione della capacità di concentrazione profonda, di elaborazione critica e di mantenimento delle informazioni. Ma la ricerca indica anche una possibile contromisura. La chiave non sembra essere un singolo strumento, bensì l’integrazione tra lettura, attività fisica e stimolazione cognitiva.
Quando leggiamo un libro il cervello attiva una complessa rete neurale. La corteccia occipitale decodifica i segni grafici, la Visual Word Form Area riconosce rapidamente le parole, mentre le aree di Broca e Wernicke elaborano sintassi e significati. Entrano inoltre in gioco i circuiti della memoria di lavoro, dell’attenzione e dell’immaginazione, rendendo la lettura una vera palestra cognitiva. A differenza della fruizione rapida dei contenuti digitali, leggere richiede tempi più lenti e una concentrazione prolungata, favorendo il rafforzamento delle connessioni neuronali e delle capacità di comprensione.
La lettura, però, da sola potrebbe non bastare. Negli ultimi dieci anni numerosi studi hanno dimostrato che l’esercizio fisico produce effetti significativi sulle funzioni cognitive. Una vasta meta-analisi pubblicata nel 2025 sul British Journal of Sports Medicine, che ha esaminato 2.724 studi e oltre 258 mila partecipanti, ha rilevato miglioramenti della cognizione generale, della memoria e delle funzioni esecutive associati all’attività motoria regolare. Parallelamente la letteratura scientifica con gli studi sul ruolo del BDNF, il Brain-Derived Neurotrophic Factor e della neuroplasticità associata all’esercizio fisico evidenzia che il movimento aumenta la produzione del BDNF. Questa è una proteina fondamentale appartenente alla famiglia delle neurotrofine che si trova soprattutto nel sistema nervoso centrale, ma anche in quello periferico e in alcuni tessuti non neurali. Spesso è definito il “fertilizzante naturale” del cervello e agisce come un fattore di crescita essenziale per il benessere, la sopravvivenza e la plasticità e l’adattamento dei neuroni.
Da queste evidenze nasce il metodo NEMO, acronimo di Neuro Exercise Motor Optimization. Si tratta di un approccio integrato che combina esercizi motori, coordinativi e cognitivi attraverso circuiti di breve durata basati sul principio del dual-task, ovvero l’esecuzione alternata o simultanea di compiti fisici e mentali. Il modello prevede sequenze di attività che coinvolgono movimento, lettura, memoria, linguaggio, funzioni esecutive e controllo respiratorio, stimolando contemporaneamente sistema nervoso, sistema muscolare e processi cognitivi. Un’idea che trova solide conferme nella ricerca. Una revisione sistematica pubblicata nel 2016 sulla prestigiosa rivista scientifica BMC Geriatrics, ha evidenziato come i programmi che combinano allenamento fisico e cognitivo risultino generalmente più efficaci dei singoli interventi nel migliorare le prestazioni cognitive. Altri studi mostrano che il training dual-task può favorire attenzione, memoria di lavoro, equilibrio e velocità decisionale, rappresentando una strategia promettente sia per l’invecchiamento attivo sia per la prevenzione del declino cognitivo.
Il metodo NEMO, validato scientificamente, è un modello strutturato in circuiti coerenti di tipo “cognitivo-motori” (dual-task) di non più di 20 minuti ognuno, diversificati per diverse fasce d’età a partire dai 6 anni fino agli over 65. Gli studi dimostrano che il dual-task training migliora l’attenzione, la memoria e l’equilibrio più dei singoli interventi separati. Questi circuiti, infatti, alternano movimento fisico e stimolazione cognitiva legata all’apprendimento, alla lettura, alla comprensione di parole, testo e memorizzazione, con l’alternanza: Motorio → Cognitivo → Motorio → Cognitivo → Integrazione. I pilastri su cui si fonda il metodo NEMO sono essenzialmente cinque e poggiano su: movimento funzionale, stimolazione cognitiva, lettura attiva, respirazione neuroregolativa ed infine integrazione mente-corpo. I principi scientifici rispettati sono: l’alternanza dello stimolo fisico-cognitivo, la durata breve che serve a stimolare un’attenzione sostenuta,l’attività sulla memoria di lavoro, il linguaggio e la lettura, la coordinazione motoria e le funzioni esecutive e l’integrazione respiratoria per regolazione neurovegetativa.
La sfida del futuro, dunque, non è nella scelta tra mente e corpo. Ma nel tenere insieme entrambi. Le neuroscienze indicano che lettura e movimento agiscono come alleati biologici: la prima allena i circuiti del linguaggio e della comprensione, il secondo nutre la plasticità cerebrale. In un’epoca dominata dalla velocità digitale, dedicare ogni giorno a qualche pagina di libro e a un’attività motoria potrebbe essere uno degli investimenti più efficaci per mantenere il cervello flessibile, efficiente e resiliente lungo tutto l’arco della vita.