
La pace è molto più della semplice assenza di guerra. La parola biblica shalom indica una condizione di pienezza di vita in tutte le sue parti, per tutte e per tutti, che la violenza distrugge e annienta alla radice, e che invece è compito di ciascuno di noi perseguire e sostenere per liberare l’umanità intera dalla violenza. La pace va costruita, ma deve essere vista come un processo e non come uno stato, ed è quindi in continua evoluzione, va continuamente ricercata; in questa concezione si inserisce anche un’idea del conflitto che non è assimilabile esclusivamente alla guerra, ma che può anche tendere ad una accezione positiva.
Il conflitto può essere altrimenti generativo se gestito in modo costruttivo, non solo non è antitetico alla pace, ma può svolgere altresì (sembra paradossale) un ruolo positivo quale il raggiungimento di un ordine sociale o il riconoscimento delle alterità, come sottolineava fin dai tempi antichi Eraclito «da cose in contrasto nasce l’armonia più bella e tutto si genera per via di contesa».
Il nuovo volume Costruire la pace in un mondo in guerra, edito Mondadori Università, uscito ad aprile 2025, si muove partendo esattamente da queste indicazioni e attraverso diverse discipline vuole offrire letture e strumenti utili ad analizzare in profondità i conflitti.
Valentina Bartolucci, ricercatrice senior presso il Centro Interdisciplinare di Scienze per la Pace (CISP) dell’Università di Pisa, dove insegna Sociologia dei conflitti e della pace, è autrice di questo testo, insieme a Giorgio Gallo, già professore di Ricerca operativa nello stesso Ateneo. Bartolucci negli ultimi anni ha approfondito tematiche legate all’etica della scienza e della tecnologia e all’applicazione della Teoria dei Sistemi all’analisi e risoluzione dei conflitti ed è tra i fondatori del CISP e del Corso di laurea in Scienze per la Pace dell’Università di Pisa.
L’assunto di base è: tutti desideriamo la pace e auspichiamo un mondo pacifico, ma purtroppo assistiamo di continuo all’emergere di conflitti, complessi, violenti, che permeano la nostra società e che sono sintomo degli assetti geopolitici mondiali, di modelli economici basati sullo sfruttamento delle risorse naturali, di un crescente malessere sociale dovuto a marginalizzazione, esclusione, povertà.
Il libro è rivolto ai “costruttori di pace”, operatori e cooperanti attivi nelle aree di crisi, ai quali offre strumenti per leggere criticamente la realtà in cui agiscono e contribuire così a un cambiamento positivo, agli studenti e agli studiosi di Scienze per la Pace, Scienze Politiche, Relazioni Internazionali, Scienze Diplomatiche e Sociologia, ma soprattutto a chiunque desideri comprendere più a fondo l’attuale scenario conflittuale e a tutti quelli che intendano impegnarsi concretamente nella costruzione della pace, partendo da una riflessione profonda sul significato e sulle cause della guerra.
La conoscenza è infatti, secondo gli autori, il mezzo principale per evitare le guerre, perché per costruire la pace è necessario formare le persone; metterle nella condizione di capire i conflitti nella profondità delle dinamiche che li contraddistinguono.
Dinamiche complesse che necessitano di strumenti analitici e pratici che aiutino a comprenderne la genesi, le dinamiche e il loro interagire con il contesto globale. Solo una comprensione profonda dei conflitti consente di evitare risposte affrettate o soluzioni inefficaci.
Nell’attuale scenario globale, caratterizzato forse dal più alto numero di conflitti al mondo mai visto, oggi più che mai abbiamo bisogno di pace.
L’umanità, l’essere umano ha bisogno di pace, ma molto spesso non conosce gli strumenti per realizzarla e anzi non è in grado neanche di capire come non innescare il conflitto; sembra assurdo ma si sono fatte guerre in nome della pace!
L’idea di pace a cui si fa riferimento nel testo non è l’opposto della guerra e neppure l’opposto della violenza, prescinde da esse, richiede piuttosto la capacità di inventare un “nuovo gioco” così come lo chiamano gli autori riprendendo una bellissima poesia di Brecht. Non a tutti piace lo stesso gioco, non tutti hanno gli stessi giochi, non tutti possono giocare insieme, il pensiero è esattamente questo: pace significa libertà, anche quella di non giocare.
Libertà di pensiero e di opinione, di espressione e di gioco, non soltanto di alcuni. La domanda allora è come e quale gioco inventare per garantire la pace?
La risposta è che per fare questo nelle regole del gioco non deve esserci il vincere (sconfiggendo il nemico), ma il partecipare esattamente come ci veniva detto da bambini… per costruire una società nuova, ognuno nel proprio contesto e ognuno nella propria quotidianità provi ad inventare e a giocare il “gioco della pace”.
Naturalmente è un invito innanzitutto a leggere il libro e a rapportarsi ad esso in modo critico, ma aperto e costruttivo.
Valentina Bartolucci, Giorgio Gallo, Costruire la pace in un mondo di guerra, Mondadori 2025.