Costruire una rappresentanza ed un’azione sindacale per il lavoro autonomo non è un’esperienza nuova per la CISL, è un cerchio che via via negli anni aumenta il suo perimetro, come quando si lancia una pietra nell’acqua.
La nostra organizzazione sindacale ha da sempre visto nella frontiera del lavoro, nei decenni e nei cambiamenti del contesto socioculturale e del mercato del lavoro, qualcosa di cui essere parte, di cui essere protagonista, a cui essere preparati con competenza ed umiltà.
L’esperienza dei sindacati aderenti alla FeLSA CISL (nel lavoro ambulante, nelle discipline del benessere olistico, nei mandatari SIAE, nella giustizia, nello spettacolo viaggiante e nel variegato mondo dei free-lance e liberi professionisti e professioniste) descrive nella realtà dei fatti come la scelta di esserci e di provare a costruire qualcosa di nuovo accompagni la CISL fin dai suoi esordi, fin dallo Statuto i cui princìpi, domani ancor più di oggi, sono attuali e di ispirazione per la nostra attività.
«La Confederazione italiana sindacati lavoratori si richiama e si ispira, nella sua azione, ad una concezione che, mentre vede la personalità umana naturalmente svolgersi attraverso l’appartenenza ad una serie organica di comunità sociali, afferma che al rispetto delle esigenze della persona debbono ordinarsi società e Stato»:[1] non c’è frontiera quando al centro dell’azione e dello sviluppo della stessa c’è la persona.
La persona, ci dice sempre lo Statuto, qualunque attività svolga, nei periodi di non lavoro e nei periodi di formazione, nelle transizioni da un settore produttivo all’altro, nel cambiamento della propria condizione di lavoro da subordinato ad autonomo o viceversa, deve avere la possibilità di trarre giusta soddisfazione nei suoi bisogni materiali, intellettuali e morali, come individuo e come tale nei confronti della famiglia e della società.
La dignità professionale del lavoratore e della lavoratrice è dunque in quest’ottica centrale nello sviluppo dell’azione sindacale della FeLSA, in modo particolare nell’ultimo biennio, in una nuova regione della frontiera: il lavoro su piattaforma.
La FeLSA CISL come federazione titolare della rappresentanza del lavoro autonomo ed atipico ha da sempre promosso la contrattazione come strumento principale di costruzione delle tutele e della dignità di lavoratori e lavoratrici che scelgono vie alternative alla subordinazione.
Siamo firmatari dell’accordo con Assogrocery, che regola l’attività degli Shopper, oltre 2000 lavoratori e lavoratrici in tutta Italia, ivi compresa l’intesa di secondo livello con Everli S.p.A, realtà del settore della spesa online, in collaborazione con molte importanti supermercati ed aziende della grande distribuzione organizzata italiana.
Negli ultimi due anni abbiamo costruito una solida rappresentanza tra i rider: abbiamo organizzato assemblee in presenza ed online in tutta Italia; abbiamo aperto ad ottobre 2025 il primo Rider point ad insegna FeLSA CISL, abbiamo dei delegati sindacali che sul territorio e soprattutto, in strada – come dicono i lavoratori -, conoscono le dinamiche specifiche dell’attività del ciclofattorino, le forti criticità e le ugualmente forti potenzialità, affrontandole con loro quotidianamente; abbiamo avviato le relazioni sindacali con due delle principali aziende del settore; abbiamo costruito una piattaforma di proposta, dal contenuto innovativo e condiviso, per addivenire ad un accordo che interessi tutti i lavoratori e le lavoratrici del food delivery.
Assemblee, luogo di lavoro, delegati, relazioni sindacali, piattaforma: sono tutti contenuti nuovi per il lavoro su piattaforma digitale. Sono nomi ed attività per noi sindacalisti e sindacaliste parte del quotidiano, sono gli attrezzi immancabili nella nostra cassetta, che calzano a pennello, secondo la FeLSA CISL, anche per il lavoro autonomo su piattaforma digitale.
“Ho trovato qualcuno che mi ascolta, senza dirmi cosa dovevo pensare”.
“Voglio rimanere lavoratore autonomo”.
“Rappresentanza significa fare di tanti individui che si sentono soli, e che sono tra loro in concorrenza lavorativa, una comunità”.[2]
L’ascolto è alla base della definizione di un progetto, è la calce che tiene su il muro, parafrasando un vecchio modo di dire. La nostra idea sull’oggi e sul domani del lavoro del rider parte e rimane sulla strada e si articola in questi elementi imprescindibili:
- La richiesta di flessibilità è anche dei lavoratori e non solo delle aziende, e si sostanzia nel rivendicare la possibilità di svolgere l’attività del rider come lavoratore autonomo con Partita Iva, scegliendo se e quando lavorare, e come coniugare l’attività professionale con la vita privata;
- La richiesta di tutele individuali e collettive, a partire dal compenso giusto e adeguato: non una flessibilità che fa dumping, ma una flessibilità contrattata;
- La richiesta del riconoscimento professionale: se fare il rider è una libera scelta, lo è anche farlo come prima attività e voler continuare anche migliorando le proprie competenze e conoscenze;
- La richiesta di andare oltre il “lo ha deciso l’algoritmo” e dare un volto alle aziende, andare oltre il sistema automatizzato, verso la persona per potersi confrontare e partecipare attivamente tramite le proprie rappresentanze sindacali alla definizione delle condizioni lavorative del settore;
- La richiesta che le specificità del settore, a partire da quelle legate alla strada – la centralità del mezzo di lavoro, l’esposizione agli eventi meteorologici per dirne solo alcune – non rappresentino elementi di insicurezza e precarietà, ma possano essere, tramite la contrattazione, regolate per permettere lo svolgimento del lavoro in condizioni di sicurezza e legalità.
La FeLSA CISL si è fatta in questi mesi promotrice dell’avvio e poi della ripresa del tavolo di confronto nazionale – previsto per le prossime settimane – con le aziende del settore e le associazioni di rappresentanza delle stesse, in un contesto complesso ed articolato, a livello normativo, culturale, mediatico sia interno che esterno al settore.
Allo stesso tempo, abbiamo raggiunto importanti risultati da accordi territoriali sperimentali, riuscendo a migliorare le condizioni lavorative esistenti e fornendo assistenza quotidiana ai rider che ci contattano per assistenza e supporto nei confronti delle piattaforme.
I nostri rappresentanti ed i lavoratori portano la nostra federazione a continuare ad insistere sulla via della contrattazione: vedono in un accordo di settore una possibilità concreta di miglioramento.
Oggi il sistema appare senza regole, i lavoratori si sentono in balia delle decisioni delle piattaforme, mancano forti elementi di trasparenza algoritmica, la percezione è quella di subire le scelte e non di esserne parte, senza aver possibilità di chiare risposte alle loro domande, partendo dai criteri di assegnazione degli ordini e dai compensi. Il sistema sembra senza controllo, con gravi fenomeni di illegalità e account fraudolenti che incidono sulla sicurezza dell’attività ed anche sulle possibilità di lavoro.
I lavoratori sono venuti da noi per avere voce in capitolo nella risoluzione di tutti questi problemi, dicendoci che non è distruggere l’autonomia la soluzione, ma costruire delle tutele per l’autonomia.
I rider ci hanno chiesto di rispondere nel concreto a queste domande, mai scontate:
“Cos’è il sindacato”
“Cosa il sindacato può fare per me e per noi”[3]
Nella città dove abbiamo sottoscritto il primo degli accordi territoriali, la nostra platea di iscritti è al 100% di origine straniera, principalmente pachistana: sono lavoratori che vivono in Italia da oltre un decennio, ragazzi che sono nel nostro Paese per studiare ed affiancano all’università questo lavoro, e ancora sono persone da poco in Italia che hanno avuto questa prima occasione di lavoro. La descrizione di questa realtà fa il paio con molte altre città italiane, in quanto la componente straniera rappresenta circa la metà dei rider che oggi lavorano.
Lavoratori che mai prima, come molto spesso succede con gli autonomi, si sono interfacciati con un’organizzazione sindacale.
Costruire nei mesi una relazione di fiducia fino a raggiungere un’importante intesa con la parte datoriale, sapere che oggi i nostri iscritti portano da noi altre persone, rispondendo loro direttamente con la loro esperienza alle domande di cui sopra, è un importante passo avanti nella frontiera.
Il viaggio in strada è ancora lungo, ma i lavoratori sanno che nella FeLSA CISL hanno un luogo dove ritrovarsi e riconoscersi come comunità che costruisce.
[1] Statuto della Cisl, articolo 2.
[2] Frasi raccolte durante i colloqui con i lavoratori.
[3] Frasi raccolte durante i colloqui con i lavoratori.