Il 10 giugno scorso, a Bruxelles si è svolto l’11° vertice UE-Repubblica di Corea, alla presenza di António Costa, presidente del Consiglio europeo, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, Lee Jae Myung presidente della Repubblica di Corea.

Durante il summit i leader hanno sottolineato l’importanza del partenariato economico basato sull’accordo di libero scambio, hanno avviato un partenariato per la competitività e la resilienza economica caratterizzato da diversificazioni strategiche e catene di approvvigionamento stabili, in particolare in settori chiave come il digitale e l’energia. Riguardo al digitale in particolare è stato firmato un accordo sul commercio digitale che integra l’accordo di libero scambio già in essere e mette a punto norme comuni in settori quali: i flussi transfrontalieri di dati, i contratti elettronici, le firme digitali, la protezione dei consumatori e il commercio online. La CISL ha osservato e valutato positivamente tali colloqui istituzionali, e invita come sempre a considerare quali determinanti di qualsiasi accordo e partenariato l’inserimento di clausole sociali e il coinvolgimento delle parti sociali nella definizione, nell’implementazione e nel monitoraggio degli accordi stessi.

Nell’occasione, i leader istituzionali hanno anche discusso e approfondito gli sviluppi geopolitici degli ultimi mesi, e approfondito la cooperazione bilaterale nei settori della sicurezza e della difesa, partendo da posizioni comuni: impegno in favore della pace e del multilateralismo, in particolar modo nello stretto di Taiwan e in Medio Oriente, ferma condanna all’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina, preoccupazione per le situazioni di instabilità della penisola coreana e dell’indo-pacifico.

Il giorno successivo, l’11 giugno, il presidente sudcoreano ha incontrato anche gli alti vertici istituzionali italiani: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Con circa 11 miliardi di euro di interscambio commerciale, la Corea del Sud rappresenta il primo mercato asiatico per l’export italiano in termini pro capite. Nell’incontro con Meloni, il terzo nell’arco degli ultimi 12 mesi, i due leader hanno adottato un Piano d’Azione per il quadriennio 2026/30 destinato ad ampliare la cooperazione bilaterale nei settori politico, economico, scientifico e della sicurezza. Al centro dell’incontro la promozione della cooperazione industriale e tecnologica su settori strategici come l’energia, lo spazio, i semiconduttori e l’automotive, il rafforzamento della resilienza industriale e della sicurezza degli approvvigionamenti tecnologici, e le preoccupazioni comuni in ambito di stabilità dell’ordine internazionale.

È in questo contesto di ampio rafforzamento dei rapporti istituzionali e commerciali che sono avvenuti due importanti incontri di confronto e aggiornamento reciproco tra la CISL e la FKTU (Free Korean Trade Unions). Il primo incontro ha avuto luogo il 15 giugno nella sede di Via Po: il Segretario Confederale Mattia Pirulli e operatori e responsabili dei dipartimenti internazionale, mercato del lavoro e contrattazione della CISL, hanno incontrato una delegazione di 14 sindacalisti delle strutture FKTU delle Regioni Gyeongbuk e Gyeonggi. Due giorni dopo, una seconda delegazione di FKTU, proveniente dalla struttura regionale di Seul, ha invece incontrato una corposa delegazione dell’UST Firenze Prato al Centro Studi CISL di Firenze.

Interesse prioritario delle delegazioni coreane è stata la comprensione delle strutture di formulazione e attuazione delle politiche sul lavoro in Italia, riguardanti in particolare i sistemi di flessibilità del mercato del lavoro e stabilità occupazionale, del sistema di contrattazione e risoluzione dei conflitti, e in generale il funzionamento dei sistemi di rappresentanza, relazioni industriali e dialogo sociale nel nostro Paese.

Entrambi gli incontri si sono svolti in un clima di interesse, solidarietà e disponibilità all’ascolto.

Il sistema di relazioni industriali della Corea del Sud è caratterizzato da un quadro normativo altamente strutturato, una storicità di forte conflittualità e una spinta recente verso il recepimento degli standard internazionali. Nonostante la Costituzione garantisca in linea di principio le libertà sindacali, il quadro normativo coreano – storicamente imperniato sulla Trade Union and Labor Relations Adjustment Act (TULRAA) e ripetutamente documentato nei report dell’ITUC – circoscrive l’esercizio pratico dei diritti di associazione, contrattazione e sciopero attraverso stringenti paletti procedurali e legali. Per ciò che riguarda il diritto di associazione sindacale, ad esempio, chi opera in forme di lavoro atipico o autonomo dipendente (come corrieri, autisti e lavoratori delle piattaforme) affronta ostacoli burocratici per ottenere lo status legale di “lavoratore”, condizionando il formale riconoscimento delle proprie organizzazioni. La contrattazione collettiva viene focalizzata prevalentemente su stipendi e condizioni di lavoro dirette, escludendo dall’ambito negoziale le decisioni strategiche d’impresa, le ristrutturazioni aziendali o i processi di riorganizzazione del personale. Al contempo, la validità temporale rigida dei contratti collettivi (non superiore ai 2 anni) impone frequenti e complessi rinnovi, limitando la continuità della tutela sindacale nei periodi di vacanza contrattuale. Infine, in caso di sciopero giudicato illegale, i datori di lavoro possono intentare cause civili di risarcimento danni (damage suits) di entità milionaria direttamente contro i sindacati e i singoli lavoratori, con la possibilità di richiedere il sequestro conservativo dei beni personali e degli stipendi.

La Confederazione Sindacale Internazionale e il Comitato consultivo sindacale dell’OCSE hanno di recente sottolineato alcune conquiste ottenute dai sindacati sudcoreani. Da un lato, l’estensione dei diritti di contrattazione collettiva ai lavoratori in subappalto e atipici, tema molto caro anche alla CISL sul quale ci stiamo spendendo sia in UE ad esempio attraverso la sostenibilità delle filiere con meccanismi di due diligence e la revisione della disciplina europea sugli appalti, sia a livello internazionale sulla condotta responsabile d’impresa. Dall’altro, l’introduzione di limiti alle richieste di risarcimento danni da parte delle aziende in caso di sciopero e volte a reprimere l’attività sindacale. Questi progressi dimostrano come, nonostante un recente passato complesso e le sfide contemporanee da affrontare, i sindacati sudcoreani possano oggi vantare considerevoli capacità di azione e legittimità rappresentativa.

Sono presenti in Corea del Sud due grandi confederazioni: la Federation of Korean Trade Unions (FKTU), la confederazione più antica e moderata, incline al dialogo sociale (che rappresenta circa il 43% dei lavoratori sindacalizzati), e la Korean Confederation of Trade Unions (KCTU), nata nei movimenti democratici anni Novanta, storicamente più conflittuale e militante (rappresenta circa il 39%). Tradizionalmente, il sistema è basato sul sindacato aziendale, con una contrattazione che si sviluppa quasi esclusivamente a livello di singola impresa – solo limitate e recenti trasformazioni verso la costituzione di sindacati di settore – e prevalentemente nelle grandi aziende dove solo l’alto numero di lavoratori è garanzia di forza negoziale con la controparte. Ne risulta che gran parte dei lavoratori e delle lavoratrici siano privi di una reale rappresentanza sindacale (il tasso di sindacalizzazione è tra il 10 e il 15%), e l’assenza di una contrattazione nazionale comporta una copertura molto bassa della contrattazione collettiva. 

Date queste caratteristiche, varie determinanti del nostro sistema di relazioni industriali hanno suscitato grande interesse negli ospiti sudcoreani, in particolare: l’articolazione della contrattazione collettiva su più livelli e gli annessi alti livelli di copertura contrattuale; i modelli partecipativi che favoriscono il dialogo e la gestione condivisa dei cambiamenti organizzativi promossi e avvalorati dalla legge 76/2025 promossa dalla CISL; a livello confederale e organizzativo, il funzionamento del sistema di enti e servizi promossi dalla CISL; alcune specificità contrattuali di alcuni settori industriali e dei servizi.

I due incontri fanno parte dell’articolato insieme di attività e relazioni internazionali promosse dalla CISL. Queste avvengono prioritariamente all’interno degli ambiti definiti dalla Confederazione Europea dei Sindacati (CES/ETUC), dell’Istituto Sindacale Europeo (ETUI), del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) e degli istituti inerenti il dialogo sociale europeo, della Confederazione Sindacale Internazionale (CSI/ITUC), dell’Organizzazione Internazionale del lavoro (OIL/ILO) e del suo organismo di raccordo con le organizzazioni sindacali dei lavoratori (ACTRAV), del Comitato Consultivo Sindacale presso l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (TUAC), oltre alle piattaforme internazionali a cui partecipano le federazioni associate, l’Istituto di Cooperazione Sindacale (ISCOS) e gli enti promossi dalla confederazione.

Oltre a questi spazi multilaterali, l’azione della CISL si sviluppa anche in una serie di relazioni bilaterali con organizzazioni sindacali di tutto il mondo, indirizzate su alcune direttrici chiave, quali: la lotta alla disuguaglianza globale attraverso il lavoro dignitoso, la transizione giusta e un approccio multidimensionale che includa uno “Statuto della persona nel mercato del lavoro” per universalizzare le tutele e sradicare la povertà lavorativa; il rilancio della contrattazione collettiva e della partecipazione dei lavoratori nelle aziende, per promuovere una democrazia economica capace di creare e ripartire equamente la ricchezza prodotta; la difesa del diritto internazionale, del multilateralismo e la costruzione di un’Europa forte e federale.