Il quinto numero de Il Progetto del 2026 è prevalentemente dedicato a temi legati alla dimensione contrattuale e della partecipazione: la rivista si apre infatti con il contributo di Angelo Marinelli, inserito nella rubrica Primo Piano, sull’ipotesi di CCNL delle funzioni centrali 2025-2027, sottoscritta il 9 giugno scorso. Questo risultato è particolarmente importante perché farà da apripista alla firma delle ipotesi contrattuali anche negli altri due comparti seguiti dalla Cisl Fp delle Funzioni locali e della Sanità pubblica.

Finalmente, per la prima volta nella storia del pubblico impiego contrattualizzato, i contratti collettivi nazionali di lavoro saranno sottoscritti nell’arco della loro vigenza contrattuale.

L’ipotesi siglata il 9 giugno scorso, rappresenta, insieme ai due precedenti rinnovi, un’operazione che riequilibra complessivamente il rapporto fra legge e contratto e rafforza il ruolo delle OO.SS. tanto nella disciplina del rapporto di lavoro, quanto nella partecipazione alle scelte gestionali ed organizzative inerenti il lavoro pubblico.

I contributi che ospitiamo nella sezione Le radici e le ali, sono dedicati al Seminario annuale di storiografia e cultura sindacale su “Partecipazione e contrattazione territoriale del lavoro”, organizzato dal Centro Studi di Firenze, che si è svolto lo scorso 19 maggio. L’incontro ha avuto l’obiettivo di ricostruire le radici storiche e culturali dei temi, mettendone in luce i legami profondi con le grandi sfide contemporanee del sindacato: la partecipazione dei lavoratori, l’evoluzione delle relazioni industriali, la bilateralità e le prospettive aperte dal nuovo quadro legislativo. I due articoli raccolgono gli spunti emersi durante i lavori e rappresentano una importante testimonianza della riflessione offerta nella sessione seminariale.

Francesco Cattaneo firma il primo pezzo sul seminario di storiografia, che parte raccogliendo gli spunti sul tema della territorialità nella cultura originaria della CISL, riprendendo l’intervento di Aldo Carera (dell’Università Cattolica di Milano), che ha invitato a riflettere su come la territorialità rappresenti uno degli elementi costitutivi della CISL e ne abbia caratterizzato la nascita e lo sviluppo. Attraverso il ricorso al concetto più ampio di “azione sociale” si afferma l’idea di un sindacato che non si limita alla dimensione strettamente rivendicativa in azienda, ma che si concepisce fin dalla sua fondazione come soggetto inserito proattivamente dentro le trasformazioni sociali e territoriali del Paese. 

Il secondo tema evidenziato da Cattaneo, riguarda il dibattito dentro le trasformazioni del lavoro contemporaneo e i limiti degli strumenti tradizionali delle relazioni industriali italiane. 

La sola contrattazione aziendale, in un sistema produttivo frammentato e composto in larga parte da micro e piccole imprese come quello italiano, appare infatti in larga parte insufficiente. È in questo contesto che la contrattazione territoriale può venire a rappresentare un possibile “presidio negoziale”, capace di estendere tutela e rappresentanza anche dove il livello aziendale non riesce ad arrivare.

Ai primi due temi approfonditi si lega in maniera naturale quello della partecipazione e la necessità di estenderla oltre il perimetro della grande impresa. La questione è decisiva in un Paese caratterizzato da un sistema produttivo fondato prevalentemente su piccole e medie imprese. In questo contesto, la partecipazione non può limitarsi ai modelli classici della grande industria, ma deve trovare strumenti adattabili a realtà produttive molto più frammentate.

L’articolo di Fiorenzo Colombo percorre tutti i momenti del seminario e organizza la ricostruzione della giornata intorno a tre temi principali: il territorio come laboratorio di innovazione sociale, l’anarchia contrattuale e le praterie del lavoro frammentato e la partecipazione, tra leggi e dinamiche associative. Il messaggio conclusivo che è emerso grazie al contributo degli esperti che sono intervenuti è chiaro: la contrattazione territoriale non può essere ridotta a una mera questione di ingegneria contrattuale o di ripartizione di competenze tra centro e periferia. Essa richiama intrinsecamente un’idea più alta di sindacato e di rappresentanza, fondata sulla prossimità, sulla partecipazione e sulla capacità di generare risposte condivise ai bisogni reali delle persone. 

Il tema della partecipazione ha avuto ampio spazio nel seminario di storiografia e, come accade ormai da alcuni mesi, la rubrica fissa Storie della Partecipazione, ci presenta un’esperienza in questo ambito, ossia l’accordo sottoscritto nella ASM, l’Azienda Servizi Municipali di Rieti. Maria Berretta ha intervistato Rosita Pelecca, la Segretaria Generale Cisl Roma Capitale e Rieti, che ha seguito tutto l’iter che ha portato alla sottoscrizione dell’accordo.

Un percorso che è frutto di anni di lavoro sindacale fondato sul dialogo, sulla responsabilità e sulla convinzione che i lavoratori non debbano essere considerati semplici esecutori, ma protagonisti della vita aziendale. Rieti si è rivelato un terreno particolarmente fertile, perché il sindaco Sinibaldi, già prima dell’approvazione al Senato della Legge 76 del 2025 “Disposizioni per la partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese”, aveva manifestato la volontà di procedere in tal senso proprio in ASM. La costruzione di un clima di fiducia tra azienda, lavoratori e istituzioni da una parte e la volontà politica e amministrativa di credere in un modello innovativo, hanno permesso di realizzare la trasformazione di un principio teorico in una scelta concreta, che ha portato all’elezione del rappresentante dei lavoratori nel CdA avvenuta lo scorso 24 febbraio. 

L’ingresso del lavoratore nel CdA rappresenta un passaggio storico, ma ora sarà necessario lavorare per diffondere questo modello di governance partecipativa anche altrove. Questa esperienza dimostra che questo percorso è possibile.

Con il contributo di Silvia Cavallarin nella rubrica Welfare oggi, spostiamo la nostra attenzione su un approfondimento sul Fondo Sociale Europeo Plus. L’autrice ci propone un’analisi comparata delle strategie regionali italiane 2021–2027 rispetto al Fondo che mostra come la programmazione europea attribuisca una centralità crescente alla dimensione sociale dello sviluppo. L’Obiettivo Strategico 4 della politica di coesione “Un’Europa più sociale e inclusiva” pone infatti al centro la persona e il suo benessere, in coerenza con il Pilastro europeo dei diritti sociali. In questo contesto, il welfare non viene più considerato esclusivamente come insieme di prestazioni assistenziali, ma come leva strategica per promuovere partecipazione al mercato del lavoro, inclusione sociale e qualità della vita.

L’analisi comparata evidenzia come tutte le Regioni considerate abbiano inserito il welfare tra gli strumenti fondamentali per affrontare le trasformazioni demografiche, occupazionali e sociali che caratterizzano il contesto contemporaneo.

Accanto alle molte misure rivolte al mercato del lavoro, emerge una crescente attenzione verso il welfare di comunità. Diverse Regioni sperimentano modelli basati sulla presa in carico multidimensionale delle persone vulnerabili, sul lavoro di rete e sulla coprogettazione tra soggetti pubblici e privati. In questo quadro assume un ruolo centrale anche il Terzo Settore, considerato partner strategico nella progettazione e nell’erogazione dei servizi.

Il ruolo del Terzo Settore è il tema che fa da motore al contributo di Maria Ilena Rocha nel suo articolo sul percorso formativo organizzato e offerto dall’Anolf nazionale che ha preso avvio il 29 maggio scorso.

Un’iniziativa pensata per accompagnare dirigenti, presidenti territoriali, operatori e volontari dell’Associazione in un approfondimento organico del quadro normativo, valoriale e operativo entro cui oggi si colloca l’azione degli ETS. Il corso nasce dall’esigenza di offrire strumenti concreti a chi opera nelle strutture ANOLF, affinché possa muoversi con maggiore sicurezza in un sistema complesso e regolato. Il taglio del percorso si colloca anche dentro una riflessione più ampia sul ruolo dei corpi intermedi e delle organizzazioni sociali nella società contemporanea. In una fase in cui le disuguaglianze si moltiplicano, il lavoro cambia, le migrazioni interrogano le comunità e la partecipazione rischia spesso di indebolirsi, il Terzo Settore può essere uno dei luoghi in cui ricostruire fiducia, responsabilità e cittadinanza.

Il numero di maggio si conclude con un interessante lavoro di Nicola Porelli, inserito nella rubrica Documenti, che ha realizzato una Guida pratica alla Direttiva UE 2023/970 e al D.Lgs. 96/2026. Il documento presenta in modo schematico e chiaro cosa cambia dal 7 giugno 2026 per ogni azienda e per ogni lavoratore.

Nella stessa sezione, potete trovare il testo definito di comune accordo tra i Segretari generali di CISL, CGIL e UIL nella notte tra il 16 e il 17 giugno: un’importante piattaforma volta al confronto con le associazioni datoriali per la stesura di un accordo quadro sugli assetti contrattuali, il “salario giusto” e i criteri di misurazione della rappresentatività, salute e sicurezza, formazione e partecipazione. 

Buona lettura.